Lo stile – Carlos Di Sarli

“Se volete sentire del buon tango, ascoltate quello di Di Sarli “
Anibal Troilo

Gli anni ’40 rappresentarono sicuramente un momento unico nella storia del tango. Tra Buenos Aires e Montevideo si dice operassero 600 orchestre in quegli anni, in proliferazione costante a partire dalla ‘rivoluzione’ di D’Arienzo che, pochi anni prima, portò grandi masse di ballerini nelle milonghe.

Nell’ambito della naturale competizione che si andò determinando tra le diverse orchestre, fu piuttosto normale che le nuove idee di arrangiamento dovute a questo o quel musicista fossero rapidamente adotatte dai concorrenti con l’evidente intento di contendersi le simpatie del pubblico delle milonghe.
La principale conseguenza di questa situazione fu una certa omogeneità di suono che, al netto dei preziosi risultati di quella decade, caratterizzò quasi tutte le orchestre di tango dell’epoca.

Il pianista e direttore Carlos Di Sarli rappresenta una vistosa eccezione in questo panorama. Lungo la sua trentennale attività rimase fedele ad un ‘suono’ riconoscibilissimo ed inimitato. È infatti difficile individuare un altro musicista che abbia saputo combinare la cadenza ritmica del tango con una struttura armonica in apparenza semplice, ed invece così ricca di sottigliezze e sfumature.

Il suono Di Sarli

Fin dalle prime registrazioni il pianista dimostra un buon equilibrio formale negli arrangiamenti, che peraltro risentono dell’influenza della figura dominante dell’epoca, Francisco Canaro.

Tuttavia, fin dagli anni del suo primo Sestetto, Di Sarli non seguì né l’una nè l’altra delle tendenze tanghere in auge negli anni ’30, ovvero quella tradizionalista di Canaro e Firpo e quella evoluzionista facente capo a Julio De Caro. Si impose piuttosto con un marchio stilistico ed una personalità propri, poi mantenuti in tutta la sua attività. I documenti sonori che testimoniano l’attività tra il 1927 e il 1931 denunciano il debito del primo Di Sarli alla musica di Osvaldo Fresedo, che fu suo maestro e di cui rimase sempre un fervido ammiratore.
Maldita, 1931
Se è pur vero che Fresedo fu una figura probabilmente essenziale per il futuro del pianista, è bene considerarlo come un precursore di Di Sarli, ovvero un necessario passaggio per approdare ad uno stile che alfine si impose come esistente a sé stante e non riconducibile ad altro.
L’affermazione definitiva del suo stile avviene negli anni ’40, con grande spazio lasciato alla melodia dei violini; il bandoneon è per lo più relegato alla sezione ritmica, o al più al canto della melodia.

Cara Sucia, 1957
Tra i rarissimi assoli è da ricordare quello virtuosissimo del bandonéonista uruguaiano Federico Scorticati ne El Choclo.

El Choclo, 1957
Sebbene tra la fine degli anni trenta e l’inizio dei quaranta anche l’esecuzione di Di Sarli fu in parte influenzata dal darienzismo imperante, già a metà della decade lo stile trattenuto che lo ho reso famoso riprende il sopravvento, per non modificarsi più fino agli ultimi anni di attività.
Tuttavia il periodo caratterizzato con un tempo più velocizzato, che comunque non tocca nulla della struttura stilistica di Di Sarli, ci ha consegnato brani pregevolissimi, come Corazón, con la voce di Roberto Rufino.

Corazón, canta Roberto Rufino, 1939
Un aspetto di tutta evidenza è quello ritmico. Di Sarli adotta prevalentemente un ritmo che scandisce l’inizio e la metà della battuta, accentuando ed articolando assai spesso tutte le semicrome tra un quarto e l’altro, con lo staccato dei violini ed i bandoneones. L’arrangiamento seguente di Comme il Faut mostra bene quest’ultima caratteristica della sonorità di Di sarli.

Comme il Faut, 1955
Il risultato di questo modo di scandire il ritmo è l’accentuazione di una sensazione di lentezza, che rende il sapore delle esecuzioni sempre piuttosto solenne.
In sintesi, è possibile dire che le varie formazioni orchestrali di Carlos Di Sarli sono invariabilmente adattate ad uno schema prestabilito, il cui interesse sonoro risiede in una gamma di sfumature molto precise e, nello stesso tempo, molto sottili. Questo spettro di sfumature, nell’ambito di una pienezza armonica non comune, si precisa in studiatissime alternanze tra gli staccati ed i legati, tra i crescendo ed i pianissimo.

A La Gran Muñeca, 1954
Il colore inconfondibile del suono di Di Sarli è quindi legato da un lato ad una certa omogeneità della struttura strumentale, e dall’altro sicuramente alla sua inimitabile conduzione pianistica.

Il pianismo di Di Sarli

Di Sarli fu un pianista di talento, sicuramente uno dei più importanti della storia del tango. Diresse la sua orchestra dal pianoforte, seduto allo strumento, dal quale dominava la sincronia e l’esecuzione di tutti i musicisti. Si è già detto che nel suo schema orchestrale non esistono assoli strumentali. La fila dei bandoneones suonano a tratti al melodia, ma per lo più conserva un ruolo prettamente ritmico e milonghero; solo il violino si stacca in maniera delicata in qualche sporadico assolo o controcanto. L’effetto di questa sezione ritmica è quello di un raffinato suono a metà tra bandoneon e violino.

Un effetto estremamente adatto al tango ballato, come si può ascoltare nella bella interpretazione di 9 puntos, esempio diamantino dello stile di Di Sarli, col suo ritmo trattenuto, il suono violino/bandoneon in funzione ritmica, il poderoso pianismo che tutto raccorda sui bassi ed articola tra i quarti con i suoni più acuti.


9 Puntos, 1956
Il pianoforte pilota tutta l’esecuzione, con suggerimenti ricamati nella sezione della tastiera che uniscono i tempi dei brani in forma estremamente delicata ed elegante. Questa caratteristica divenne la firma peculiare delle interpretazioni di Di Sarli.

Indio Manso, 1958
La grande personalità romantica di Di sarli rimase per sempre specchiata nella musica e nel
temperamento delle sue composizioni, di numero non imponente, ma immediatamente riconoscibili e sempre godibilissime.
La sua feconda inventiva è rintracciabile soprattutto nel lavoro dedicato alla mano sinistra del suo strumento, con la quale ideò una forma espressiva, di accentuazione, di modulazione difficilmente eguagliabile. Si noti in particolare il suo modo di ‘bordoneare’, ovvero di trasporre all’estrema sezione sinistra della tastiera del pianoforte il ruolo che era stato, agli albori del tango, quello delle corde basse della chitarra.

Con Alma Y Vida, canta Jorge Durán, 1945
Con il caratteristico stile della sua mano sinistra Di sarli riuscì a rendere il raffinato melodismo di Fresedo in forma milonghera, ‘con odore di cherosene’, come diceva della sua musica Anibal Troilo, riferendosi agli odori tipici dei conventillos, dove tutto funzionava con quel combustibile, riempiendo l’aria.

La Racha, 1947
Un suono unico quello dell’orchestra di Carlos Di Sarli, in fin dei conti inalterato nelle sue strutture musicali e nella sua intenzione espressiva lungo tutta l’attività del direttore e pianista, che ha alfine prodotto un repertorio di ineguagliata eleganza e qualità, di ispirazione per molti altri musicisti, come Florindo Sassone e, più recentemente l’Orquestra Tipica Gente de Tango e l’Orquestra Tipica Fervor de Buenos Aires. Tuttavia il suono di Di Sarli conserva una formula quasi magica e non eguagliata; lo stesso Troilo, alla morte di Di sarli, disse che “il cieco s’è portato il segreto nella tomba”.

Tutti i musicisti ed i ballerini di tango con qualche esperienza riconoscono l’orchestra di Carlos Di Sarli dopo aver ascoltato pochissime battute di una sua esecuzione. Il suono di Di Sarli accompagna un pò tutti quelli che si avvicinano al tango fin dagli esordi, giacchè un pò per il ritmo regolarissimo e un pò per l’apparente semplicità strumentale, moltissimi insegnanti di tango ballato lo tengono in gran conto nell’accompagnare le proprie lezioni. Ma sarebbe comunque una grande ingenuità pensare alla musica di Di Sarli come a musica per ‘principianti’; possiamo invece dire che la complessità espressiva e strumentale del musicista emerge man mano che l’esperienza in milonga va accrescendosi.
Non è casuale che nel repertorio di grandissimi ballerini Di Sarli rappresenti un passaggio inevitabile, e che la sua esecuzione nel ballo.
A titolo di esempio, l’interpretazione di Gustavo Naveira e Gyselle Anne di El Amanecer.