Roberto Alvarez e il cosiddetto ‘tango elettronico’

Roberto Alvarez è stato il primo bandoneon dell’orchestra di Osvaldo Pugliese dal 1978 al 1989. Nel 1990 creò l’orchestra Color Tango, che continua ad essere uno dei punti di riferimento del tango contemporaneo di qualità.

In un’intervista pubblicata su Tango y Tangueros di Silverio Valeriani (Ed. Mediterranee) Alvarez risponde ad una domanda sul ‘tango nuevo’ o ‘elettronico’, fornendo un’opinione inequovica che ci fa piacere riportare.

Nelle milonghe in Italia i disc-jockey propongono molti brani di tango nuevo e “tango elettronico”… Secondo te, ciò rappresenta un’evoluzione del tango?

Su questo tema mi farò sicuramente dei nemici perchè non amo la piega che ha preso il tango in questi ultimi tempi…
Quello che mi fa più male è che molti gruppi di tango elettronico siano formati da musicisti che provengono da altri generi e approfittano dell’attuale “tangomania” dilagante per guadagnare soldi. C’è tutta una generazione di giovani che si avvicina per la prima volta al tango ascoltando batterie, chitarre elettriche ed effetti
sonori creati dal computer; in questo modo c’è il rischio che ci si faccia un’idea sbagliata di quello che è il tango.

Ciò di cui questo genere non ha bisogno è proprio il ritmo perpetuo, martellante, che non lascia respirare. Il tango vive di un movimento tutto suo, fatto di rallentamenti, accellerandi, pause… non ha bisogno di una batteria che gli marchi ossessivamente il tempo!

Quindi non mi dichiaro a favore di queste nuove tendenze, anzi è triste sapere che anche gruppi formati da argentini, forse figli di chi il vero tango lo amava e lo suonava, seguano questa moda.
Altra cosa che mi infastidisce è vedere bravi ballerini argentini eseguire eseguire esibizioni sulla base di tanghi elettronici.

Io ho fede nel tango e mi auguro che questa sia solo una moda del momento; non voglio pensare che entusiasmerà i giovani tanto da poter durare più a lungo di… domani.